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Sono polentona e me ne bullo

Posted by on November 18, 2012 in In evidenza, Più che altro storie | 4 comments

Sono polentona e me ne bullo

A me le domeniche autunnali di pioggia piacciono da morire. Lo so che sembro sono un’alienata mentale, ma questo non è che si debba per forza presumere dal fatto che mi piacciano le domeniche autunnali di pioggia. E’ che le domeniche autunnali di pioggia mi ricordano tanto quando ero “giuovine” e abitavo ancora coi miei e mia mamma , la prima domenica autunnale di pioggia, cascasse il mondo doveva fare la polenta taragna coi funghi porcini. Non “cucinare”, non “cuocere”, ma proprio fare, perché la polenta taragna coi funghi è come un miracolo.

Lei prendeva il paiolo di rame di mia nonna, proprio quello suo di quando era giovane mia mamma, che voi direte ma quanti anni avrà questo paiolo e io vi risponderò boh, tantissimi, saremo sui cinquant’anni di paiolo, ma portati benissimo. Per forza che è ancora perfetto adesso, sarà spesso tipo cinque centimetri e pesa così tanto che diomadonna ti vien l’ernia per lo sforzo ogni volta che lo devi tirar su. Insomma prendeva questo paiolo dall’armadio preposto al paiolo (era talmente grosso che ci voleva un’antina dedicata) facendo “issa” per lo sforzo, lo riempiva ad occhio dell’esatta quantità di acqua che serviva per fare la polenta taragna della giusta consistenza per cinque persone (e vigliacca se sbagliava una volta, eh, ve l’ho detto che è un miracolo) e la metteva sul fuoco.

Intanto prendeva i funghi porcini che magari era andata il giorno prima a raccogliere con mio papà (si divertivano sempre come bambini, quando andavano per boschi a far funghi, giocavano anche a nascondino, lo so perché li ho visti), li puliva con un coltellino e poi con un canovaccio inumidito per carità mai sotto l’acqua corrente sei pazza li rovini figlia degenere ma io ti diseredo ma come si fa per rimuovere tutti i possibili residui di terra. In una padella bassa metteva poi un giro d’olio e uno spicchio d’aglio e faceva soffriggere piano piano. Quando aveva deciso che l’aglio era del colore giusto aggiungeva i porcini tagliati a pezzettoni, un po’ di prezzemolo tritato fresco con la mezzaluna ma cosa vuol dire comprare quello pronto surgelato dell’iper il prezzemolo vien su da solo anche in un vasetto capra che non sei altro, un mestolo d’acqua calda ed un pizzico di sale. Poi copriva con un coperchio, metteva il fuoco basso basso ma così basso che praticamente se si metteva ad alitare sulla padella la scaldava di più e poi li abbandonava al loro destino per un bel po’.

Intanto l’acqua della polenta aveva iniziato a borbottare (perché l’acqua nel paiolo di rame di mia nonna non bolliva, borbottava) e allora mia mamma salava l’acqua e poi prendeva il pacco della polenta per fare la polenta taragna (che è farina di granturco con dentro anche un po’ di farina di grano saraceno) e la versava nell’acqua bollente non così, a pioggia, razza di debosciata così ti vengono i grumi, mescolando con una frusta. Poi prendeva il bastone della polenta, che è un vero e proprio bastone un po’ più piatto da un lato, e iniziava a mescolare sempre in senso orario zucca vuota stai facendo la polenta taragna non la malta da muratore diamine. Che poi per fare la polenta taragna ci vuole una pazienza della madonna, non è che la puoi lasciare lì come i funghi, devi continuare a girarla se no si incazza di brutto e poi non si lascia più mangiare. Cioè, diciamo che la puoi dimenticare per due minuti, ma solo due minuti ogni tanto. Ecco, in questi due minuti ogni tanto mia mamma prendeva il Branzi devi usare il Branzi non il Casera non sei mica valtellinese, lo tagliava a tocchettini, poi prendeva un po’ di burro e lo tagliava anche lui a tocchettini, ma più piccoli.

Dopo tipo un’ora che era lì a girare questa polenta e io pensavo madonna ma che palle ma non ti passa più a fare questa cazzo di polenta, così, all’improvviso, decideva che la consistenza era perfetta (il criterio però io non l’ho mica mai capito) e allora prendeva il formaggio e il burro e li tuffava nella polenta mescolando ancora un po’. Poi prendeva il tagliere di legno per la polenta e ci versava sopra questa polenta e io ogni volta pensavo ah ah ah adesso deborda e fa un casino con la tovaglia e invece non è mai successo perché, appunto, la sua polenta aveva sempre la consistenza perfetta (non me ne va mai bene una).
Dopodiché prendeva la padella dei funghi, che ormai erano belli che cotti e perfetti pure loro senza cagarli manco di striscio (ve l’ho detto che è un miracolo) e la metteva in tavola col sottopentola (mia mamma è sempre stata una tipa un po’ spartana) e allora finalmente potevamo sederci a tavola a mangiare. Prendevamo la polenta con la paletta per la polenta che stava inserita in un’apposita fessura del tagliere per la polenta, la mettevamo nel piatto, poi prendevamo i porcini, li mettevamo nel piatto sopra la polenta come se fossero uccellini in un nido, e iniziavamo a godere.

Adesso che mio papà non c’è più mia mamma non va più a fare porcini il sabato mattina. Si è trovata un pusher di fiducia consistente in un verduraio secco secco, alto un metro e venti e con una testa enorme e il parrucchino col taglio a scodella, che sembra un po’ un fungo anche lui. Però domenica scorsa davano pioggia, e allora venerdì sera ho detto a mia mamma mamma perché non andiamo a fare funghi domani, così domenica mi fai la polenta taragna coi funghi? E lei no, non ci vengo a fare i funghi, perché poi mi viene da giocare a nascondino e mi metto a cercare tuo papà e poi non lo trovo e divento triste. Però se domenica vieni ti insegno come si fa.

(foto di testa di pollobarca2, paiolo di papoto, funghi porcini di sidney 51)

Diversamente fortunata

4 Comments

  1. Quello che si dice un lavoraccio – però il risultato è una delizia (ricordi del mio lungo soggiorno lombardo).

  2. Post adorabile, abbraccia la tua mamma per me.

  3. Se le dico che l’abbraccio è da parte tua magari non mi mozzica nel mentre :)

  4. Sempre detto che i cibi migliori sono quelli infarciti di ricordi.

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