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Le Tigelle come le faceva la Manuela

Posted by on January 17, 2013 in Più che altro storie | 0 comments

Le Tigelle come le faceva la Manuela

Da piccolo pensavo che ci fosse una specie di magia nel sapere assemblare gli ingredienti, lasciarli riposare e farli lievitare. Non tutti erano in grado di farlo e questo rendeva l’affare lievitazione ancora più misterioso.
Chi ci riusciva era la Manuela, la figlia di mezzo dei vicini di casa, una famiglia di bolognesi, che aveva portato a Rimini varie ricette, tra cui le tigelle. In Emilia avevano lasciato invece una casa di campagna che forniva ogni anno vari animali: ricordo la settimana in cui i vicini ci invitavano sempre a cena da loro perché, come ripetevano i miei, “hanno scannato il maiale e c’è la carne buona”. Allora questo aspetto non mi colpiva quanto la presenza nel nostro frigo dei ciccioli, la cui origine è tuttora per me avvolta in una nube di mistero.

Quello che è certo è che gli affettati finivano in un lampo imprigionati nelle tigelle della Manuela. Purtroppo io non ho mai guardato attentamente la loro preparazione, poiché, appena arrivato, andavo a pescare nella loro infinita collezione di Topolino un numero che precedesse la mia nascita e me ne stavo buono a leggere fino a ora di cena. Ricordo però perfettamente la croce che la Manuela faceva con il coltello sull’impasto, “perché bisogna fare così”, e il lievito di birra da cui dipendeva la lievitazione e il cui odore rimaneva tra le pareti calde della cucina. Ci sono concetti che sono più grandi della mente di un bambino: il sesso non è tra questi, il lievito di birra sì.

fotoA completare la magia che ogni inverno si ripeteva, c’era addirittura l’astronave spaziale, ovvero la piastra per cuocere le tigelle, grigia, pesantissima, che andava girata sul fuoco afferrandola per entrambi i manici, e con sopra l’immagine delle Due Torri (di Bologna, non ancora di Tolkien).
Poi gli anni sono passati, il maiale ha iniziato a salvarsi, la Manuela si è sposata, io mi sono trasferito e di tigelle così a Rimini non ne ho più viste.
Da quando però mi sono impossessato di un tagliere, è arrivata la voglia di preparare quei sapori che mi facevano felice, anche se questo significa rinunciare a un po’ di mistero e magia.

Le Tigelle come le faceva la Manuela – per molte persone
(ricetta trovata in una vecchia agenda e diligentemente ricopiata)

1 kg di farina
50g di lievito di birra
400 gr di acqua tiepida
100 gr di latte
1 punta di cucchiaio di bicarbonato
1 cucchiaino di sale
1 cucchiaino di zucchero
60gr di strutto

Procedimento:
Fare con la farina una fontana e mettere intorno alla fontana il sale. Sciogliere in una tazza il lievito di birra con un po’ di acqua tiepida e versarlo nella fontana. Mettere il bicarbonato, lo zucchero, il latte, lo strutto e schiacciarlo con una forchetta. Aggiungere il resto dell’acqua tiepida e impastare. Il risultato finale “deve essere poco più consistente dell’impasto della piada, circa come la pizza” (la gente che sa cucinare spiega così).
Si forma una palla, la si mette in una ciotola infarinata coperta con un canovaccio e la si lascia riposare almeno un’ora in un luogo tiepido “vicino a una fonte di calore, ma non a diretto contatto col caldo”.
Poi si stende una sfoglia alta 5mm e con un bicchiere si fanno dei dischi.
Le si lascia riposare almeno mezz’ora.
Per cuocerle, si scalda prima l’apposita piastra almeno 10 minuti, poi la si gira, si mette la parte più fredda sul fuoco e si mettono a cuocere le tigelle.

Servire questa bontà con affettati genuini, una nutrita compagnia e una libreria piena di Topolino per i bambini.

(foto di testa di Città di Modena, foto interna dell’autore)

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