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Cavolo cinese con mazzancolle e sentimento.

Posted by on October 24, 2012 in In evidenza, Più che altro storie | 3 comments

Cavolo cinese con mazzancolle e sentimento.

Secondo una delle migliori cuoche che conosco ci son due modi per cucinare: seguendo le ricette e a sentimento.
Ora, per cucinare a sentimento uno ce lo deve avere, del sentimento da metterci, e non è sempre che ne avanzi abbastanza, dopo che ne hai messo nella famiglia, nel lavoro e nelle amicizie. È per questo che un sacco di gente cucina prendendo in mano i libri e comprando le bilance che pesano i decimi di grammo. Giuro che esistono, io ne ho uno per collega: l’altro giorno viene da me tutto contento perché aspettava la consegna del corriere espresso, dato che il giorno prima aveva comprato su internet una bilancia che pesa il decimo di grammo. Io gli ho chiesto: “sì, va bene, ma poi che te ne fai?” e già mi immaginavo che mi dicesse che doveva – chessò – spezzare delle pastiglie o fare delle composizioni medicinali delicatissime o altre cose da piccolo chimico, e invece mi ha detto: “ci faccio le ciambelline per la colazione”.

Ora, secondo me uno che per la colazione del mattino – di un mattino qualsiasi – fa le ciambelline pesando gli ingredienti al decimo di grammo è uno a cui di sentimento gliene è rimasto pochissimo e probabilmente la sera per rilassarsi stacca le ali alle mosche e resta a guardarle saltare. Quindi per vivere meglio la mia giornata lavorativa, ho deciso che preferisco pensare che l’ha comprata perché gli piace quando arriva il corriere con un pacchetto, oppure in realtà aspettava un costume da Superman e si vergognava a dirlo.

Ma torniamo a noi. Quando prendo in mano i libri di ricette o le cerco su internet – io ci provo, davvero: mi impegno tantissimo e mi dico sempre dai, stavolta non fai le cose di testa tua, segui le ricette precise come sono scritte – poi mentre le leggo mi succede sempre che penso cose tipo che la teglia come dicono loro non ce l’ho, oppure che non ho voglia di aspettare che l’orzo stia a bagno 24 ore cambiandogli l’acqua ogni sei ore, oppure che a me la cannella non piace per niente (scusa Mariaemma, perdonami) e quindi mentre ancora sto leggendo, con un angolo della testa sto già pensando a come la farei io. Ad esempio, l’altra settimana avevo lì una verdura strana (poi chiaramente tutti diranno “ma che dice questa… una verdura strana, sono settordici milioni di anni che noi la si mangia!” però io non l’avevo mai vista né comprata) che sarebbe il cavolo cinese.

Per tutti quelli che appoggiano la mozione “stranezze ortolane”, il cavolo cinese assomiglia ad una lattuga romana, ma è bianchiccio quasi giallino (almeno, il mio era così, ma ammetto che ce l’avevo in frigo da una settimana, facciamo anche due) e sa di cavolo, ma in tono minore. È una specie di cavolo modesto e tranquillo. Allora io e cavolo modesto era una settimana che ci guardavamo nelle palle degli occhi (cioè, io lo guardavo nel giallino lui non lo so dove guardasse, ma sembrava piuttosto critico) ogni volta che aprivo il frigo. Lo vedevo lì che mi guardava e mi diceva “che si fa?”. E io pensavo “adesso lo butto, cosa vuoi da me? Vattene via! Ma perché non marcisci, non appassisci, non fai qualcosa per cui possa dire dai ci ho provato, ma purtroppo è morto?”. Ma lui niente, stava lì. Una sera ho cercato un po’ di ricette su internet, ma non ce n’era nemmeno una che mi convincesse: avrei fatto un pezzo di questa un pezzo di quella, ma niente di definitivo. Allora mi son decisa e ho preparato un piano di attacco: il giorno dopo sono andata a fare la spesa e ho preso delle mazzancolle e sono tornata tutta tronfia a casa, dicendomi “mal che vada lesso il cavolo, poi lo butto e coi crostacei mi faccio due spaghetti”.

Ho tirato fuori il cavolo cinese, gli ho presentato le mazzancolle e poi ho tirato fuori il sentimento.
Ho messo a bollire dell’acqua (nei film quando stanno per partorire, fanno sempre bollire dell’acqua e mi son detta “male non può fare”), poi ho lavato il cavolo, ho levato le foglie esterne tanto per fare qualcosa, poi ho preso il mio tagliere preferito e l’ho tagliato a listerelle. L’ho messo in un contenitore, ma mi sembrava un po’ pallido, allora ci ho messo della salsa di soia e del curry. Che poi a me di solito il curry non è che piaccia tanto, ma secondo me col giallino del cavolo ci stava bene. L’ho lasciato lì a marinare (che poi è quello che si dice con aria saputa quando mentre cucini ad un certo punto ti pesa il culo e ti siedi una mezzoretta a cazzeggiare sull’internet).
Poi ho fatto olio e cipolla a pezzetti in una padella antiaderente e ci ho messo questo cavolo che si era tenuto un po’ di acqua visto che non lo avevo sgrondato bene e mi sono accorta che aveva fatto una specie di sughetto con il curry e la soia. Mi son chiesta cosa metterci per farlo assorbire e, visto che – toh che caso – c’era l’acqua che bolliva, ci ho buttato del riso basmati. Il riso basmati è simpatico, non devi fare niente, lo butti nell’acqua salata e lui si cuoce. E quando lo metti insieme alle cose sughettose, lui si imbeve e rende il mondo felice. Ci dovrebbe essere più riso basmati, al mondo.

Appena il cavolo si è appassito bene, ci ho messo le code di mazzancolle sbucciate, lavate, pulite dalla striscetta nera che hanno sulla schiena e fatte a pezzetti. Quando il riso si è cotto ho deciso che era cotto anche il cavolo. A quel punto ho pensato che il riso così da solo forse sarebbe stato triste e mi son ricordata che avevo preso dell’aceto di riso giapponese. L’acido sta bene col cavolo – crauto docet – così ho condito il riso e servito insieme al resto.

Oh, sarà stato che a quel punto avevo una fame boia, sarà che ci avevo messo tanto sentimento, ma io al mio cavolo cinese con il riso e le mazzancolle gli ho voluto proprio bene.

La bio la faccio dopo.

3 Comments

  1. Grande racconto e grande ricetta a sentimento !

    • Grazie <3

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